MONTERO : " NEL 2002 ERAVAMO DIETRO L'INTER, POI IL 5 MAGGIO....
QUANDO si parla di carattere e attributi il suo nome risuona un giorno sì e l’altro pure. Paolo Montero, anche adesso che ha chiuso col calcio giocato e fa l’agente, resta un emblema dello juventino guerriero. I tifosi lo adorano e lui, il duro di Montevideo, adora i colori bianconeri. Alla Juventus - dove ha giocato dal ‘96 al 2005 - è legatissimo e nella Juventus ha ancora tanti amici. Sarà anche per questo che quando parla delle vicende juventine spesso usa il “noi”e non il “loro”. I tifosi juventini, soprattutto in questo momento di crisi, invocano il suo nome. Lo avrebbero voluto con l’Inter per marcare Balotelli. «L’amore degli juventini mi riempe di orgoglio. Il fatto che si ricordino di me dopo diversi anni è un piacere immenso. Anche perché io mi sono sempre reputato un buon giocatore, i campioni erano altri». Riguardo a Balotelli? «Lo conosco poco, faccio fatica a dire come lo marcherei. Negli anni mi sono costruito una fama da duro, ma di botte dagli attaccanti ne ho prese tante anche io». Che idea si è fatto del momento difficile della Juventus? «Le partite cerco di vederle tutte, ma per capire certi meccanismi bisogna esserci dentro, vivere lo spogliatoio. Di certo non è un buon momento, ma anche in passato abbiamo vissuto situazioni simili». E come si esce da queste crisi? «Da fuori non mi permetto di giudicare il presente. Io vi posso dire solo come ne uscivamo noi, come ci siamo risollevati dopo le finali di Champions perse, dopo la delusione della retrocessione in Intertoto». Spieghi pure. «Nello spogliatoio ci “massacravamo”, gli insulti volavano. I confronti erano accesi e continui. Ma nessuno era permaloso, nessuno prendeva le accuse come attacchi personali. A tutti interessava solo capire i problemi per tornare a vincere ». Durante i confronti che ruolo aveva Del Piero? «Alex interveniva, come tutti. Spesso mi ha ripreso per alcuni errori. Io ascoltavo e basta. Del Piero starà dando il suo apporto anche in questa crisi». Nello spogliatoio, anche se in vesti diverse, c’era pure Ciro Ferrara. «Proprio per questo dico ai tifosi juventini di stare tranquilli. Ciro era un leader allora è lo è pure adesso. D’altronde il carisma è una qualità, non qualcosa che si compra in farmacia». Qualcuno sostiene che lo spogliatoio bianconero sia diviso in clan: quello dei brasiliani è il più criticato. «I clan, anche se non mi piace chiamarli così, di per sé non sono un problema. Ai miei tempi c’era il gruppo degli scapoli, io ero sempre insieme a Iuliano. Di anno in anno si sono aggregati i vari Amoruso, Vieri, Tudor, Mirkovic... Come in tutti i mestieri, anche in un gruppo, ci sono quelli che ti stanno più o meno simpatici. La forza è non fare divisioni in campo: e noi con la maglia addosso eravamo tutti fratelli». Quindi voi uruguaiani, e sudamericani in generale, non stavate sempre per i fatti vostri? «Dipendeva da uruguaiano a uruguaiano: se uno aveva famiglia ovviamente passava poco tempo con noi. Poi, ovvio, come io ho aiutato Zalayeta all’inizio è normale che Amauri lo faccia con Melo e Diego». Cosa succede a Diego? «Ripeto: per saperlo bisognerebbe essere dentro la squadra. E io Diego non lo conosco». Lei, però, alla Juve ha giocato con Zidane. Il ruolo è lo stesso del brasiliano: cosa veniva chiesto al fuoriclasse francese? «Zidane aveva precisi compiti difensivi in fase di non possesso palla. Dalla metà campo in sù, però, tanto con Lippi quanto con Ancelotti aveva grandissima libertà». Tra i problemi della squadra di Ferrara ci sono i tanti gol incassati. «Non è una cosa normale. Ma non addossate tutte le colpe a Chiellini, Cannavaro e Legrottaglie. In difesa la Juve è apostissimo ». Tra i più positivi c’è il suo connazionale Caceres. «Sta facendo bene. E’ uno da Juve. A Secco lo dissi già tre anni fa, quando mi chiese un parere su di lui». Gli ultimi risultati della Juve, quattro sconfitte in cinque partite, hanno incrinato l’ottimismo estivo. «Io allo scudetto credo ancora: l’Inter è lontana sei punti ma noi abbiamo più di mezzo campionato per rimontare. In passato la Juve ha vinto con distacchi simili e meno partite da giocare. Io non scordo lo scudetto del 2002». Su chi punta per la riscossa della Juventus? «Su Ciro e la vecchia guardia. Conosco il carattere e la personalità di questi ragazzi. Tranquilli, ne usciranno alla grande ». Della vecchia guardia sta stupendo David Trezeguet, proprio come aveva pronosticato lei in estate. «Io non sono un indovino. Per David parlano le statistiche: un bomber con i suoi numeri non c’è». Si parla con insistenza di un ritorno in società di Roberto Bettega. «Mi fa molto piacere. Io ho sempre avuto un gran rapporto con lui. E’ un simbolo di juventinità come Boniperti. Il suo ritorno vale come un acquisto importante».
E Paolo Montero lo vedremo di nuovo alla Juve? «Se mi chiamassero non saprei dire di no. Sono troppo legato alla maglia, al club, ai tifosi». In che ruolo si vedrebbe in bianconero? «Un po’ come era Bettega ai miei tempi: una figura di raccordo tra squadra e società».
TUTTOSPORT
, Giovedì, 17 Dicembre 2009 17:45,Vistato: 191 volte, Commenti(0)